Il Natura della consapevolezza
Rupert Spira spiega che la consapevolezza, o coscienza, è la realtà fondamentale della nostra esistenza. È lo sfondo di tutte le esperienze, la presenza costante che tutto conosce e sperimenta, pur rimanendone immutato. La consapevolezza non è personale, localizzata o confinata al corpo o alla mente. È infinito, immutabile e sempre presente, proprio come il cielo che trattiene le nuvole ma non ne è influenzato.
Nel suo insegnamento, Spira sottolinea che crediamo erroneamente di essere entità separate: un corpo e una mente. Invita i suoi studenti a indagare sulla natura della propria esperienza e a rendersi conto che il loro vero sé non è il corpo o la mente, ma la consapevolezza che li testimonia. Questa realizzazione determina una pace profonda e un senso di completezza, poiché dissolve i confini tra soggetto e oggetto, sé e l’altro, e rivela l’unità di tutte le esperienze.
Autoindagine: “Chi sono io?”
Una pratica centrale nell’insegnamento di Spira è l’autoindagine, che implica mettere in discussione la natura del sé. Ispirato dagli insegnamenti di Ramana Maharshi, Spira incoraggia i suoi studenti a porre la domanda: “Chi sono io?” Questa indagine non è un esercizio intellettuale ma un’esplorazione diretta della propria esperienza. L’obiettivo è scoprire il fatto che ciò che siamo non è un sé finito e separato, ma una consapevolezza infinita.
Attraverso questa indagine, si vede gradualmente che il sé separato è semplicemente una raccolta di pensieri, sentimenti e sensazioni sovrapposte alla consapevolezza. Questi accrescimenti, che sembrano definire il sé, sono visti come temporanei e inconsistenti, proprio come le onde sulla superficie dell’oceano. Il vero sé è il vasto e illimitato oceano di consapevolezza sotto queste onde.
L’illusione della separazione
Una delle idee centrali nell’insegnamento di Spira è la natura illusoria della separazione. Secondo Spira, la sensazione di essere un sé separato nasce quando la consapevolezza si identifica con il corpo e la mente. Questa identificazione crea l’illusione della dualità, di un soggetto (il sé) e un oggetto (il mondo). Tuttavia, quando si analizza questa identificazione, diventa chiaro che non esiste una reale separazione tra il sé e il mondo. Tutto sorge nella consapevolezza e tutto è fatto di consapevolezza. Pertanto, il mondo non è qualcosa di esterno a sé ma è espressione della stessa consapevolezza che noi siamo.
Spira usa spesso la metafora del sogno per illustrare questo punto. In un sogno, sperimentiamo un mondo di oggetti e persone e crediamo di essere un personaggio di quel mondo. Tuttavia, al risveglio, ci rendiamo conto che il mondo del sogno e il personaggio del sogno erano entrambi fatti della stessa sostanza: la nostra stessa mente. Allo stesso modo, nello stato di veglia, il mondo apparente e il sé separato sono entrambi fatti di consapevolezza.
Il ruolo della pratica
Sebbene Spira sottolinei che la consapevolezza è sempre presente e che non è necessario fare nulla per ottenerla, riconosce che molte persone traggono beneficio da determinate pratiche. Una di queste pratiche è quella che chiama “permanenza nell’essere”. Ciò implica semplicemente riposare come consapevolezza che si è già, piuttosto che impegnarsi nell’attività di ricerca di appagamento in oggetti, relazioni o esperienze esterne.
Spira sottolinea anche l’importanza di indagare la propria esperienza sia a livello mentale che fisico. A livello mentale, ciò comporta l’esame delle credenze e dei pensieri che creano il senso di separazione. A livello fisico, implica esplorare le sensazioni e i sentimenti del corpo che danno origine al senso di localizzazione e limitazione. Nel corso del tempo, questa indagine dissolve il senso di essere un sé separato e rivela la consapevolezza sempre presente che siamo veramente.
Amore, felicità e pace
Nell’insegnamento di Spira, amore, felicità e pace sono sinonimi di consapevolezza. Queste qualità non sono qualcosa che dobbiamo cercare o ottenere; sono le qualità naturali della nostra vera natura. Il problema, secondo Spira, è che cerchiamo la felicità, l’amore e la pace negli oggetti, nelle persone e nelle circostanze esterne. Tuttavia, queste cose non possono fornire un appagamento duraturo perché sono tutte temporanee e soggette a cambiamento.
La vera felicità, amore e pace si trovano dentro di noi, nel semplice riconoscimento del nostro stesso essere. Quando ci rendiamo conto che siamo la consapevolezza stessa, sperimentiamo un profondo senso di completezza e appagamento. Questa realizzazione pone fine all’inquieta ricerca della felicità nelle cose esterne e ci permette di riposare nella pace e nella gioia della nostra vera natura.
Bellezza e arte
Rupert Spira è anche un rinomato ceramista e traccia spesso collegamenti tra arte e spiritualità. Crede che l’esperienza della bellezza, sia nell’arte che nella natura, sia uno sguardo alla realtà non duale. Quando percepiamo qualcosa come bello, i confini tra soggetto e oggetto si dissolvono e sperimentiamo momentaneamente l’unità di tutte le cose.
Spira paragona l’esperienza della bellezza all’esperienza dell’amore. Entrambi sono momenti in cui le consuete distinzioni della mente tra sé e l’altro, soggetto e oggetto, svaniscono e sperimentiamo la totalità senza soluzione di continuità dell’esistenza. In questi momenti, riconosciamo la presenza della consapevolezza in ogni cosa e sentiamo una profonda connessione con tutta la vita.
La fine della ricerca
Un tema importante nell’insegnamento di Spira è la fine della ricerca della realizzazione. Secondo Spira, l’attività di ricerca è essa stessa la negazione della realizzazione che cerchiamo. Finché cerchiamo la felicità, la pace o l’amore nelle cose esterne, rafforziamo la convinzione che queste qualità siano assenti dalla nostra esperienza attuale. Tuttavia, quando riconosciamo che la nostra vera natura è la consapevolezza, ci rendiamo conto che la felicità, la pace e l’amore sono sempre presenti, poiché sono inerenti alla consapevolezza stessa.
La fine della ricerca arriva quando smettiamo di cercare la realizzazione nel regno degli oggetti e riconosciamo che ciò che stiamo cercando è già qui, come la consapevolezza stessa che sta guardando. Questo riconoscimento genera un profondo senso di riposo e appagamento, poiché non sentiamo più il bisogno di rincorrere esperienze o possedimenti per completarci .